Il 25 febbraio del 1973, dai cancelli del manicomio di Trieste, esce in corteo, con pazienti, medici ed infermieri, un grande cavallo azzurro, alto quasi quattro metri, in legno e cartapesta. L’opera collettiva, concepita in forma di “macchina teatrale”, vuole diventare il simbolo della fine dell’isolamento delle persone con disagio mentale, un cavallo di Troia che possa essere contenitore delle istanze di libertà e umanità delle persone internate, prodotta dagli stessi pazienti nel “Laboratorio P” del manicomio triestino, in collaborazione con artisti esterni.
Marco Cavallo, prima di essere un’opera d’arte, è stato un cavallo nero che portava, all’interno delle mura del manicomio, un carretto con la biancheria e le stoviglie delle persone internate tra i padiglioni. Giunta la vecchiaia, sarebbe dovuto essere soppresso ma, grazie a una lettera inoltrata alla Provincia di Trieste da parte delle persone ricoverate e da chi lavorava nella struttura manicomiale, rimase in pensione all’interno del manicomio. Fu questa una prima apertura verso il riconoscimento della dignità personale dei pazienti, perché vennero ascoltati nei desideri, bisogni e capacità.
Il Marco Cavallo di legno e cartapesta, negli anni successivi, divenne una delle icone della riforma psichiatrica che portò alla chiusura dei manicomi in Italia, con la Legge 180 del 13 maggio 1978, conosciuta come “Legge Basaglia” dal nome dello psichiatra che si fece promotore di un modello psichiatrico centrato sulla persona, la sua riabilitazione e la creazione di strutture territoriali (Centri di salute mentale).
Per il quarantesimo anniversario della suddetta legge, a maggio del 2018, utenti e operatori del Centro Mah,Boh di Buggiano, centro diurno dell’Unità Funzionale Complessa Salute Mentale Adulti della Valdinievole, decidevano di celebrare questa ricorrenza con un’opera che richiamasse l’ispirazione originaria della riforma basagliana, riproducendo il “Marco Cavallo” in scala ridotta e portandolo all’esterno in occasione di alcuni eventi per la promozione di pratiche in salute mentale che continuino a considerare la persona al centro del suo percorso di cura.
Il 10 ottobre di quest’anno, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, che ricorre ogni anno dal 1992, l’UFCSMA della Valdinievole, utenti ed operatori, in accordo con la Direzione dell’Ospedale SS. Cosma e Damiano di Pescia, ha deciso di installare in modo permanente il “Marco Cavallo” della Valdinievole all’ingresso dell’ospedale pesciatino.
Storicamente le istituzioni psichiatriche, come i manicomi, erano concepite come ambienti chiusi e autosufficienti, dove le cure mediche e assistenziali venivano erogate esclusivamente al loro interno, creando una sorta di isolamento rispetto al mondo esterno. Anche consulenze non psichiatriche, quali quelle con un cardiologo, o un oculista, venivano effettuate sempre all’interno del manicomio.
L’intento della collocazione di questa opera proprio in un ospedale, vuole sancire ancora una volta, simbolicamente, che il diritto alle cure è un valore universale e che non debbano mai più esistere luoghi speciali per cittadini con specifiche fragilità, ma questi luoghi devono essere inseriti nelle nostre comunità locali.
“Noi non sappiamo cosa sia stato Marco Cavallo ma una cosa è certa: per noi ha avuto una profonda importanza. Quando oggi gli ospiti dell’allora ospedale psichiatrico di Trieste si incontrano in città, molti ripensano al periodo in cui costruirono Marco Cavallo come a un momento che segnò un nuovo inizio; un progetto di vita che non aveva niente in comune con l’odiata quotidianità del manicomio, ma che rappresentava piuttosto un legame tra individui in una nuova dimensione”. (Franco Basaglia)